#TBT Burano

IMG_1677 IMG_1695 IMG_1698IMG_1697 IMG_1701 IMG_1703 IMG_1707 IMG_1708 IMG_1709 IMG_1712 IMG_1718E’ in queste giornate invernali,

uggiose e fredde,

che ti viene quella irrefrenabile voglia di primavera,

di tepore e di sole.

A me è venuto in mente Burano.

Sotto il sole in uno di quegli ultimi caldi giorni di Ottobre,

quando a passeggio tra i suoi vicoletti ho scattato queste foto.

Un “Throwback Thursday” come una tavolozza d’artista.

Mi sono detta che sicuramente i bambini che crescono tra questi vicoli saranno degli adulti felici,

e che sicuramente il colore dei panni stesi ad ogni finestra si abbina non a caso al colore della casa accanto!

Che questo giovedì sia come un gattino bianco tra l’azzurro e il fucsia!!!!

 

Venice through fisheye

Vi ricordate che avevo promesso di non pubblicare più foto del mio viaggio a Venezia? Beh avevo dimenticato di averne scattate un po’ con la Lomo fisheye di Kekko. Me ne sono ricordata soltanto quando ha sviluppato il rullino e le ho viste! Quindi eccole qui!

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Penso che l’effetto fisheye sia stra bello… dovevamo soltanto abituarci all’idea di non stringerci al centro dell’inquadratura, considerando che l’obiettivo è di 170° e potevamo stare più “larghe”!! Ma il fatto di non poter constatare come fosse venuta la foto, come ormai facciamo con le digitali, ci procurava in qualche modo la voglia di fare tutto bene in un solo scatto! E poi devo dire che avere tra le mani la foto stampata è una sensazione che non provavo da tempo ormai!!

Bene, vi lascio con questa canzone su Venezia che trovo bellisima, anche se triste…

Ps. sul sito Lomography c’è una comunità molto attiva e ci sono sempre tante news interessanti!

Pps. Se volete regalarci un cuoricino cliccate qui! <3

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Day II in Venice. Esplorando la Biennale di Architettura tra i padiglioni dei giardini

Eccomi qui con il promesso post sui giardini della Biennale di Venezia, che abbiamo visitato durante il nostro secondo giorno in città. Una domenica mattina veneziana che non ci ha risparmiato ancora un po’ di affascinante nebbia.

Il nostro tour è iniziato dal padiglione spagnolo il cui ingresso era controllato dal grande occhio illuminato, una sorta di dio protettore, “preso in prestito” direttamente da Guernica di Picasso.

All’interno i lavori di sette studi con sette approcci diversi al tema innovazione e architettura tra cui il sorprendente Between Air, dello studio Jose Selgas e Lucia Can, in partnership con  il biologo Josep Selga e l’agronomo Juan Lauretano, che propone soluzioni nuove per la coltivazione delle piante, di modo che, sospese, non crescano verticalmente ma radialmente. Interessante anche Dream your city un insieme di idee e di strumenti nuovi per pensare e trasformare la vita locale urbana.

Sempre fuori dagli schemi gli Olandesi, che questa volta hanno optato per un’installazione mobile, la quale, cambiando posizione durante la giornata, si mettesse in relazione con il padiglione progettato da Rietveld 58 anni fa, esaltandone lo spazio e rendendolo la vera e propria opera. ” L’architettura ha bisogno di ali per volare ed è esattamente questo che si prefigge la nostra installazione: infondere nuova vita a vecchie fondamenta”.

Il padiglione generale ci ha travolto con la sua infilata di ambienti per tutta la mattinata. Interessante il lavoro di Peter Eisenman, The Piranesi Variation, variazioni sulla pianta di Roma disegnata nel 1762 da Giovan Battista Piranesi proposte da 3 studi di Architettura e da un gruppo di suoi studenti.  Bella l’esposizione di foto e progetti di facciate milanesi di Fulvio Irace, un’ armonia di diversità simili. Come anche i plastici in scala 1:2 di infissi di famose architetture moderne. Provocazione (per me) più intrigante è stata quella di Jasper Morrison, The good life, una riflessione su “oggetti non frutto di un progetto specifico, ma generati dalle conoscenze empiriche accumulate dalla gente comune (…) con un livello di sofisticazione che i designer stessi stentano a raggiungere”: Long bench e Broken pot sono solo alcuni di questi.

Il padiglione Finlandese progettato da Alvar Aalto e da poco restaurato mette in mostra una serie di lavori che hanno come protagonista assoluto il materiale da costruzione più usato nella nazione, il legno, con una serie di interessanti approfondimenti sul tema degli incastri.

L’Ungheria pone tutta l’attenzione sul valore plastico dei modelli e sul loro ruolo fortemente comunicativo del valore spaziale di un progetto. Una serie di plastici si stagliano su esili sostegni come una specie di silenzioso esercito bianco.

Oltre il canale, il padiglione del Brasile attende i visitatori immaginando quale possa essere il livello di stanchezza accumulato. Mentre Costa , con un’installazione realizzata per la Triennale di Milano nel 1964, ci invita ad un po’ di relax con uno spazio pieno di  amache colorate e chitarre da usare liberamente (azzeccandoci al 100%!), Kogan con il suo simpatico Peepshow ci trasforma tutti in guardoni: una serie di fori dai quali spiare la vita privata di una villa, tra padroni di casa e domestici.

L’Austria si concentra invece sul corpo umano, fruitore principale dell’architettura, attraverso proiezioni di corpi fluttuanti su pareti specchiate. Dopo un ingresso dal Alice nel paese delle meraviglie, l’installazione Hands have no tears to flow. Reports from / without Architecture “invita i visitatori a rivedere l’architettura come fenomeno sociale e culturale, così come a conoscere diversi punti di vista e sorprendenti nuove prospettive”.

Il tutto concluso da una sorprendente e premiata Russia, il cui padiglione, totalmente rivestito di pannelli QR-code che si illuminano alternativamente, racconta storie ai visitatori che possono munirsi di tablet all’ingresso. Forse più interessante l’effetto grafico e materiale, che il contenuto….Anche qui ancora un’altra stanza che suggerisce il tema del voyerismo fatta di tanti fori luminosi in cui spiare progetti.

Potevamo concludere la serata senza uno di quegli ottimi spritz veneziani con l’oliva dentro? :)

Venice day I

Se anche la Biennale fosse stata un flop, non sarebbe stato un viaggio sprecato. Quale cornice più bella e quali atmosfere più sospese se non quelle che ti offre la splendida Venezia? Non ci si stanca mai di vedere i suoi mille scorci tra un ponticello e l’atro, tra un raggio si sole ed un po’ di nebbia. Si, perchè così è iniziato il nostro viaggio: “Avvisiamo i signori passeggeri che non sarà possibile effettuare l’atterraggio nell’aeroporto di Treviso causa nebbia”…è andata a finire che siamo atterrati al Marco Polo di Venezia. Potevamo chiedere un inizio migliore??

Alla mio sesto viaggio veneziano non mi era ancora capitato di vedere la città immersa in una coltre così fitta! Tanto che San Giorgio Maggiore e la Giudecca sembrassero soltanto delle sagome grigie in lontananza.

Cariche di forza e curiosità ci siamo lanciate a capofitto nella visita della Biennale (zona arsenale)  godendoci lo spettacolo fino al tramonto! Inutile dire che la sera eravamo a pezzi, anzi a tocchetti!! Mi spiace solo essermi persa l’acqua alta a Venezia, perchè, come dice qualcuno, è un po’ come andare in Giappone e non trovarsi nel bel mezzo di un terremoto oppure come andare in Sicilia e non vedere l’Etna eruttare!!! 😉

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