Barcellona

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E’ stata la seconda volta a Barcellona per tutti e due.

E’ stata diversa, ma bella tanto quanto la prima.

Una vacanza slow, all’insegna del relax, del cibo e dell’architettura…ovviamente! ;P

Speciale perché c’erano ad aspettarci i nostri amici Elisa e Lorenzo e non potevamo chiedere ciceroni migliori!!

Questa volta abbiamo scelto di alloggiare tramite Airbnb in un quartiere meno centrale, e ciò vuol dire anche meno turistico, in cui abbiamo assaporato la vera essenza spagnola, anzi forse è il caso di dire catalana. Gràcia era una cittadina indipendente fino al XIX secolo e quindi è tutto in scala ridotta rispetto al resto della città.

Un quartiere molto bohémien, con tanti localini e negozi di tendenza.

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Ecco che cosa abbiamo fatto durante i nostri 3 giorni e mezzo di vacanza e cosa vi consigliamo di non perdere assolutamente!!

1°Day:

Prima sera, per cominciare, un bella passeggiata lungo Passeig de Gràcia per salutare Casa Milà e Casa Batllò e per ricordarci che le mattonelle dei marciapiedi sono state disegnate da Gaudì…pare che ci sia un qualcuno che ha il compito di verificare che siano montate tutte correttamente, una specie di associazione che “le protegge”!!
IMG_6917Ci siamo intrufolati un attimo nella corte del bellissimo Mandarin Oriental, prima di fare un aperitivo con cañas de cerveza, olive e deliziosi formaggi puzzolenti al National, struttura industriale del XIX secolo che accoglie bar e bistrot in stile vintage, un posto super consigliato!2IMG_6928

2° Day:

Il secondo giorno ho trascinato la compagnia in un mini tour architettonico partendo da Glories e passeggiando lungo la grande Diagonal tra le opere di Bohigas, Jean Nouvel, Chipperfield, Ferrater, fino ad arrivare alla Can Framis di Jordi Badia che però abbiamo trovato chiusa :(

6IMG_41307 IMG_4171Camminando siamo arrivati al Palo Alto Market (siamo stati fortunati perché era proprio quel weekend!), una ex zona industriale immersa nel verde dove abbiamo provato dell’ottimo street food, abbiamo curiosato tra stand di oggetti e abiti di design e vintage, il tutto accompagnato da un po’ di musica! 8

Dopo un esagerato ordine da 100 Montaditos, abbiamo chiuso la serata in un posticino davvero speciale, Pesca Salada. Una ex pescheria diventata un piccolissimo cocktail bar (i posti sono contati, ma vale la pena aspettare), dove il tema mare ritorna in tutto: nella grafica del menù, nel lampadario, nel tavolini…pensate che il bagno è nella ex cella frigorifera!!! I Drink?? Spettacolari!!
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Il terzo giorno siamo rimasti a bocca aperta tra un padiglione e l’altro dell’Hospital de san Pau opera dell’architetto modernista Montaner. Un tripudio di maioliche e decorazioni colorate sia fuori che dentro gli edifici che si affacciano su un giardino recentemente riammodernato, un posto molto tranquillo e rilassante che oggi ospita fondazioni e associazioni culturali.
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IMG_42663IMG_42734IMG_4301Seconda tappa della giornata è stato il mercato de la Boqueria, dove abbiamo spizzicato un po’ di Jamon e di olive, prima di gustare del pesce, funghi e carciofi fritti seduti accanto a simpaticissime signore turche che volevano assolutamente mangiare prima di noi e che alla fine ci hanno confessato, senza parlare ne’ inglese ne’ spagnolo, che è meglio l’Italia della Spagna! Grande stima al cameriere che le ha sopportate! IMG_43685

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Nel post pranzo, che poi è diventato un “pre cena” abbiamo fatto una puntatina al padiglione di Mies, passando per il Caixa Forum. Purtroppo avevo letto male gli orari di visita e l’abbiamo ammirato soltanto da fuori…questa cosa sarà motivo di ritorno, Mies aspettami!!!
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11Il resto della serata l’abbiamo trascorso in compagnia di altri amici nel quartiere del Born per poi ritornare a casa a piedi lungo Passeig de Sant Joan.IMG_7190

4 Day:

La quarta ed ultima mattina è stata dedicata interamente a lei, la regina indiscussa di Barcellona, la Sagrada Familia. Quando l’avevo vista l’ultima volta era piena di impalcature e non si poteva quasi per niente percepire la spazialità interna. Quello che stupisce è il fatto che un uomo l’abbia concepita così perfetta e complessa in un’epoca in cui ancora non esistevano i computer, senza lasciare nulla al caso. Nulla. Il regalo più bello ce lo ha fatto prima che andassimo via… il sole finalmente è spuntato, prendendo il posto delle nuvole grigie, e i colori hanno inondato l’interno, uno spettacolo mozzafiato!!!

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IMG_7025IMG_4449IMG_4444Ah, quasi dimenticavo…se avete in programma un viaggetto a Barcellona, non dimenticate la tipica colazione spagnola con caffè e tortilla!! ps.Non dimenticate di provare anche la bomba! ;P

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Barcellona, hasta pronto!!

Biennale di Venezia. Sensazioni dall’arsenale.

(…) “E’ allettante immaginare che la buona architettura sia in conseguenza della libertà, sia intellettuale che pratica,  ma la comprensione dei limiti, il coordinamento dei vincoli e la mediazione delle resistenze sono fondamentali per una sana cultura dell’architettura. E’ solo attraverso il dialogo e la volontà di capire le diverse questioni e le responsabilità che entrano in gioco nel processo del fare architettura, che queste forze possono essere incanalate verso un risultato significativo. Se si accetta questo, allora dobbiamo anche accettare il fatto che la buona architettura non dipende solo dal genio e neppure che si possa ottenere solo attraverso il conflitto e a dispetto delle circostanze. Il talento e la creatività individuale dipendono e contribuiscono a una cultura ricca e complessa, fatta di affinità condivise, riferimenti e situazioni difficili che danno validità e significato non solo all’architettura ma al posto che essa occupa nella società. (…) “Common Ground”  ci offre il pretesto per considerare gli sforzi degli architetti non come gesti isolati e alla moda , ma come parte di una ricerca intellettuale, sociale e fisica ricca e continua che trova senso solo in termini di problematiche condivise, ma anche nel desiderio di dare un contributo significativo al nostro mondo fisico.”

David Chipperfield

direttore artistico della 13° Mostra Internazionale di Architettura

Meno esuberante delle edizioni precedenti. Forse più tecnica. Un ingresso semplice e poco stupefacente che riesce a sorprenderti solo arrivata all’installazione Gateway di Norman Foster, Carlos Carcas e Charles Sandison. Anche se gli spunti come quelli di Bernard Tschumi architects non mancano sin dall’inizio: “Common ground or commonplace?” “Architecture is not only what it looks like but also what it does” “Architecture is not so much the knowledge of form but a form of knowledge”…

Molto interessante l’ingresso alla quinta stanza con Museum of copying di FAT e l’installazione di Cino Zucchi  Copycat Empathy and Envy as form-makers in cui il tema ripetizione-variazione è protagonista e dimostra quanto le famiglie di oggetti, e quindi anche di architetture, pur nella loro somiglianza, affermano l’importanza della varietà.

Affascinante Architecture and Affects Farshid Moussavi: una stanza buia sulle cui pareti vengono proiettate immagini di edifici o parti di essi, che diventano delle splendide texture giganti!

La Hadid invece non si smentisce mai, e dimenticandosi totalmente del “Common Ground”, si esibisce con una sua autocelebrativa installazione portando avanti solo ed esclusivamente la sua ricerca personale. A seguire l’esatto opposto: la Wall house dell’indiana Anupama Kundoo, dove abbondano materiali poveri, come vasi di coccio, usati nella costruzione di una casa in scala 1:1 molto semplice, ma ingegnosa ed ecosostenibile.

Gli spazi che ospitano le nazioni che non hanno dei veri e propri padiglioni all’interno dei giardini occupano quasi tutta la seconda ala dell’arsenale con le loro ricerche, le video-installazioni, plastici e progetti, che si concludono con la divertente installazione dell’Irlanda dove Heneghan Peng Architects hanno creato delle grandi panchine mobili altalenanti, proprio come quelle dei bambini nei parco-giochi.Poco coinvolgete e con un ingresso dal tema già trito e ritrito per il padiglione Italia curato da Luca Zevi. Purtroppo non sono riuscita ad andare oltre, perdendomi la parte curata da Michelangelo Pistoletto e quella di Alvaro Siza Vieira causa chiusura Arsenale.

Avete ancora tempo fino al 25 Novembre per visitare la mostra! Qui potete trovare tutte le info sulla Biennale. Non sempre troverete cose intriganti o che rispecchiano il vostro punto di vista, ma sicuramente gli spunti che può offrire questo evento sono davvero tanti, ed ovviamente non  mancherà di darvi una panoramica sull’attuale stato dell’architettura nel mondo!
Prossimo post sui giardini, stay tuned!!! 😉 Continua a leggere