Polaroid 636 closeup

Vi ricordate quando si “sventolava” la foto che usciva dalle Polaroid per farla sviluppare al più presto? Ho scoperto che è un gesto del tutto inutile, se non dannoso per la pellicola!

Do you remember when we used to wave the photos that came out of the Polaroid to let them develop faster? I just discovered that it’s a useless and noxious action for the film! 

Questa macchina fotografica, non fa parte della collezione di  mio padre, è tutta mia! Mi è stata regalata quando ho compiuto sei anni! E devo dire che mi stupisco di averla ritrovata considerando la facilità con cui si buttano le cose oggi! Mi sembrava un peccato non includerla nella serie di post dedicati alle vecchie camere, e così eccola qui!

Ho scoperto che la rivoluzione delle pellicole auto-stampanti si ebbe nel 1947, grazie a Edward Land, il fondatore della Polaroid, che creò un sistema per impressionare pellicole speciali senza dover passare dal laboratorio. Sembrerebbe che, oltre a problemi di calo delle vendite a causa della concorrenza digitale, e al fatto che alcuni materiali necessari alla produzione non fossero più reperibili, nel 2008 la Polaroid abbia interrotto l’intera produzione di pellicole istantanee smantellando tutte le proprie industrie per il materiale analogico. Fortunatamente alcuni imprenditori, sotto il nome di “Impossible-project”, sono riusciti a salvare un’ultima industria di pellicole istantanee Polaroid, e sono gli unici che vendano ancora oggi questo tipo di materiale! Quindi se avete una vecchia Polaroid da rimettere in funzione, vi consiglio di vistare il loro sito!

Indossavo: camicia borchiata Calvin Klein/ pantaloni Diesel/ cintura H&M/ collana rigida comprata tanto tempo fa alla Coin/ scarpe H&M

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Japanese girl

Quando abbiamo accompagnato la dolce Wilma Vernocchi alla stazione, dove aspettava il treno che avrebbe segnato la fine della sua vacanza novasirese di quest’anno, ci ha omaggiato di un dono speciale, un ombrellino giapponese. Con tutta la sua elegante semplicità ci ha mostrato il “rito” di apertura dell’ombrello proprio lì, a quell’unico binario della piccola stazione, lasciandoci senza parole.

L’ombrello ai piedi. Un inchino.

Volteggiante si apre colorato dal piede destro alla spalla sinistra.

Volteggiante si richiude dalla spalla sinistra al piede destro.

Verticale tra il corpo e il braccio silenzioso sta.

Mai si poggia sulla occidentale spalla.

Quale migliore occasione per un post speciale?

Il Wagasa “和伞”, l’ombrello tradizionale giapponese a base di bambù e washi (carta giapponese), è rinomato non solo per la sua delicata bellezza, ma anche per la precisione del suo meccanismo di apertura/chiusura. Purtroppo non trovando nulla di esplicativo riguardo il rito di apertura, vi linko questo video, dove si vede molto bene come viene realizzato un wagasa.

Foto di Francesca con la sua Canon  EOS 550D

Indosso: vestito Sandro Ferrone/ scarpe CK/ calze Golden Point/ corona di fiori fatta da me con fiori Sia (che avete già visto qui, ricordate?)

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