Un mini romanzo sul giornale d’annunci

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Illlustration by Alex Green

Qualcuno anonimamente si è divertito a pubblicare giorno dopo giorno,
nello spazio messo a disposizione per gli annunci del giornale americano Craigslist, un carinissimo e coinvolgente mini romanzo d’amore, ambientato nella metro di New York. Mediante un passaparola questo romanzo ha conquistato migliaia di lettori, inclusi noi e speriamo anche voi!
A seguire il racconto:

Ti ho vista sul treno della linea Q di Brooklyn diretto a Manhattan. Io indossavo una maglietta a righe blu e un paio di pantaloni marrone rossiccio. Tu indossavi una gonna vintage rossa e un’elegante camicetta bianca. Entrambi portavamo gli occhiali. Immagino che li portiamo ancora adesso.

Tu sei salita a DeKalb, ti sei seduta di fronte a me e ci siamo guardati negli occhi, per poco tempo. Mi sono innamorato un po’ di te, in quel modo stupido di quando immagini una persona diversa da quella che stai guardando. E ti innamori di lei. Tuttavia, credo ancora che in fondo ci fosse davvero qualcosa.

Ci siamo guardati parecchie volte. Poi abbiamo distolto entrambi lo sguardo. Ho provato a immaginare qualcosa da dirti – forse fare finta di non sapere dove eravamo diretti e chiederti indicazioni, oppure dire qualcosa di carino sui tuoi orecchini a forma di stivale, o semplicemente “che caldo!”. Ma mi sembrava così banale.

A un certo punto ti ho sorpreso mentre mi osservavi. E tu hai distolto immediatamente lo sguardo. Hai tirato fuori un libro dalla borsa e hai iniziato a leggerlo – una biografia di Lyndon Johnson – , ma mi sono accorto che non hai girato pagina neppure una volta.

Dovevo scendere a Union Square, ma a Union Square ho deciso di restare a bordo. Ho pensato che avrei potuto prendere la Linea 7 scendendo alla 42esima Strada, ma poi non sono sceso neppure alla 42esima. Anche tu devi aver saltato la tua fermata, perché siamo finiti entrambi al capolinea di Ditmars. Qui siamo rimasti seduti, tutti e due, in attesa.

Ho inclinato la testa verso di te con curiosità. Tu ti sei stretta nelle spalle e hai tenuto in mano il libro, come se il motivo fosse quello. Ma non ho detto niente. Abbiamo ricominciato il tragitto all’incontrario – giù lungo Astoria, attraverso l’East River, spostandoci attraverso Midtown, da Times Square a Herald Square a Union Square, passando sotto SoHo e Chinatown, transitando sul ponte e tornando a Brooklyn, superando Barclays e Prospect Park, e ancora Flatbush e Midwood e Sheepshead Bay, fino in fondo a Coney Island. E arrivati a Coney Island, sapevo che dovevo dire qualcosa.

Ma non ho detto niente. Così siamo ripartiti di nuovo. Abbiamo fatto su e giù lungo la linea Q, tante tante volte. C’era folla nell’ora di punta, poi non più. Abbiamo visto il sole tramontare su Manhattan mentre attraversavamo l’East River. Mi sono dato delle scadenze: adesso le parlo prima di arrivare a Newkirk; anzi, no, prima di Canal. Invece sono rimasto zitto.

Per mesi siamo rimasti seduti nel vagone, senza dirci niente. Siamo sopravvissuti grazie a sacchetti di caramelle Skittles venduteci da alcuni ragazzini per finanziare le loro squadre di basket. Forse in treno abbiamo ascoltato un milione di musicisti di mariachi, e per poco non siamo stati presi a calci in faccia da centinaia di migliaia di ballerini di break dance. Ho fatto l’elemosina fino a restare senza banconote da un dollaro. Quando il treno risaliva in superficie ricevevo sms e messaggi vocali (“Dove sei? Che cosa ti è successo? Stai bene?”), fino a quando la batteria del mio cellulare si è spenta.

Le parlerò prima dell’alba. Le parlerò prima di martedì. Più aspettavo, più diventava difficile. Che cosa avrei mai potuto dirti a quel punto, mentre superavamo quella stazione per la centesima volta? Forse, se fossimo ritornati alla prima volta in cui la linea Q aveva cambiato tragitto sulla linea locale R del weekend, avrei potuto dire: “Così non va bene “. Ma ormai non potevo più dirlo, vero? Mi prenderei a calci da solo per giorni interi se penso a quante volte hai starnutito: perché non ti ho detto: “Salute!”? Quella semplice parolina sarebbe stata sufficiente a farci immergere in una conversazione. E invece siamo rimasti seduti in quell’insulso silenzio.

Ci sono state serate in cui eravamo le uniche due anime a bordo di quella carrozza, forse di tutto il treno, e anche in quel caso mi sono imbarazzato all’idea di disturbarti. Sta leggendo il suo libro, pensavo, non
vuole comunicare con me. Tuttavia, ci sono stati momenti in cui ho avvertito un legame. È capitato che qualcuno gridasse qualcosa di folle su Gesù e noi ci siamo subito guardati, come per registrare le reazioni dell’altro. Una coppia di adolescenti è scesa, tenendosi per mano, ed entrambi probabilmente abbiamo pensato: L’Amore dei Giovani.

Per sessant’anni siamo rimasti seduti su quella carrozza, fingendo a malapena di non notarci a vicenda. Alla fine ti ho conosciuta così bene, seppur superficialmente. Ho memorizzato le pieghe del tuo corpo, i contorni del tuo volto, il tuo respiro. Una volta ti ho visto piangere, dopo aver dato un’occhiata al giornale di un vicino. Mi sono chiesto se tu stessi piangendo per qualcosa di specifico o soltanto per il passare del tempo in genere, impercettibile e all’improvviso percettibile. Volevo darti conforto, avvolgerti nelle mie braccia, rassicurarti, dirti che sarebbe andato tutto bene, ma mi sembrava troppo sfacciato. E così sono rimasto incollato al mio posto.

Un giorno, a metà pomeriggio, ti sei alzata mentre il treno entrava nella stazione di Queensboro Plaza. Il solo alzarti in piedi ti è risultato difficile. Non lo facevi da sessant’anni.

Reggendoti ai corrimano, sei riuscita ad arrivare fino alla porta. Hai esitato un po’, forse aspettando che io ti dicessi qualcosa, dandomi un’ultima possibilità di fermarti. Ma, invece di liberare le mie pseudo-conversazioni soffocate per una vita intera, sono rimasto in silenzio. E ti ho visto scivolare via tra le porte scorrevoli.

Solo dopo alcune fermate mi sono reso conto che te ne eri andata davvero. Ho aspettato che tu risalissi in metro, per sederti accanto a me e appoggiare la testa sulla mia spalla. Senza dire nulla. Non era necessario.

Quando il treno è tornato a Queensboro Plaza, mi sono sporto. Forse eri lì, in banchina, ancora in attesa.
Forse ti avrei visto, sorridente e

radiosa, con i lunghi capelli grigi agitati dal vento del treno in arrivo.

Invece no. Eri andata via. E allora ho capito che molto probabilmente non ti avrei più rivista. E ho pensato a quanto è incredibile poter conoscere qualcuno per sessant’anni e malgrado ciò non conoscere per niente quella persona.

Sono rimasto a bordo finché non sono arrivato a Union Square. Sono sceso e ho preso la linea L.

Traduzione di Anna Bissanti

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I giganti di Agostino Iacurci

PIETRO NON TORNA INDIETRO, Via Lavizzari 5, Lugano (CH)

IL CIVITAVECCHIO, Mural made for Progetto Waves in Civitavecchia, Rome.

IL CIVITAVECCHIO, Mural made for Progetto Waves in Civitavecchia, Rome.

ARENATO, Memorie Urbane Festival, Via Marina ( Lungomare di Serapo), Gaeta, Italy

ARENATO, Memorie Urbane Festival, Via Marina ( Lungomare di Serapo), Gaeta, Italy.

 

AUTOSTALK

AUTOSTALK, Zagreb, 2012. Made for MUU, Zagreb Urban Art Museum.

FUTURE SIMPLE, Las Armas district, Zaragozza, Spain

FUTURE SIMPLE, Las Armas district, Zaragozza, Spain

Buchineri -

BUCHINERI

BEARDWATCHING, Univerisity Campus, Besançon (France).

BEARDWATCHING, Univerisity Campus, Besançon (France).

Sono impressionanti, maestosi, bizzarri e tutti accomunati dallo stesso stile fiabesco, che invoca e trasmette serenità e allegria al piccolo osservatore esterno. Sono i murales di Agostino Iacurci, italiano originario di Foggia, Puglia ( è della nostra stessa regione, che orgoglio 😀 ). Dal 2008 Agostino impreziosisce le città europee con questi lavori sublimi, dando colore, vita e fantasia a quelle che altrimenti sarebbero delle comuni, tristi pareti di anonimi quartieri.

 

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Emergency Exit – Docutrip



emerg frontVi segnaliamo con grandissimo interesse un documentario in via di sviluppo della nostra amica regista Brunella Filì. Si chiama Emergency Exit. Il titolo è già di per sé molto esplicativo. La ovvia traduzione italiana è “Uscita di emergenza” e rappresenta la frontiera del nostro paese che sempre più giovani italiani sono costretti a varcare per riuscire a vivere una vita dignitosa che solo un lavoro, serio, può dare.

Il documentario è basato sul racconto delle storie di giovani italiani che hanno deciso di lasciare il nostro Paese. Dal promo del dacumentario si evince la gioia e la tristezza del dover fare i bagagli e la rabbia di non aver potuto decidere di restare nella propria amata/odiata Italia. Certamente chi va via per assenza di futuro non va a vivere nella miseria. Va semplicemente poco più a nord: in Austria, Francia, Germania. Oppure si spinge su fino in Norvegia e Regno Unito. O magari più giù, nella calda ed accogliente Tenerife. Taluni affermano che la patria non è il luogo in cui si è nati, ma il luogo in cui si vive bene. Attualmente sembrerebbe che solo fuori dall’Italia un giovane si possa realizzare. Ovviamente qui in patria abbiamo anche grandi e sudate eccezioni, ma essere valutato per merito, essere aiutato economicamente dallo stato e soprattutto essere considerato, a 22-24 anni, un adulto con lavoro, diritti, doveri, rispetto e casa propria, purtroppo non sono caratteristiche italiane.

Questo documentario secondo noi potrebbe smuovere qualcosa, potrebbe dare una voce a tutte queste generazioni che, non ascoltate e non tutelate, hanno deciso di andar via. Potrebbe far vedere che un sistema sociale differente è possibile ed è tangibile subito oltre la nostra uscita d’emergenza.

emerg adotta

Il documentario è indipendente e per essere prodotto chiede l’aiuto di tutti gli italiani che hanno deciso di andar via, di restare, di tornare o non tornare più. Per adottare il documentario basta andare su indiegogo.com/emergencyexit e fare un versamento con carta di credito del taglio che più si ritiene opportuno. In cambio potrete avere la citazione o una cartolina o il DVD del documentario finito e via discorrendo…

Per chi non lo sapesse indiegogo.com è un sito internazionale di crowdfunding, cioè di ricerca fondi. Chiunque avesse una qualsiasi idea progettuale la propone agli utenti ed essi, se interessati e se credono nel progetto danno il loro piccolo contributo economico. In cambio l’ideatore, come per il caso di Brunella, darà loro piccoli regali proporzionati al finanziamento, in segno di immensa gratitudine.

Anna ed io abbiamo già contributo. Se volete contribuire anche voi, andate qui e Brunella, insieme a tutti i piccoli finanziatori, incluso noi quindi, vi dirà:

Emer gracias

Per avere altre informazioni sul documentario e la regista Brunella Filì, vi segnalo:

il sito internet: emergencyexit.it

la pagina facebook: facebook.com/emergencyexitdocutrip

il contatto twitter: @EmergencyTwit

Emerg

 

Christmas wishlist for….him

Probabilmente trovare un regalo per un Lui è qualcosa di più complicato che cercarlo per una Lei. Perciò ecco alcune proposte che ad un ragazzo non potranno non piacere!

1. Bici Pieghevole della Decathlon. É utilissima in città, la apri, arrivi dove vuoi, la chiudi, entri agevolmente in ascensore (fatto estremamente importante, visto che io con la mia bici classica ogni volta devo fare le acrobazie per entrarci di lato trattenendo il fiato), la riponi senza troppi ingombri e tutto è in ordine.

2. Slackline: è un nuovo sport praticato da sempre più persone, anche donne. Kit necessario: il nastro, due robusti alberi a debita distanza a cui agganciarlo e tanto equilibrio. Ci si può sfidare tra amici a chi riesce a camminare più a lungo o a fare spettacolari evoluzioni come se si stesse su un tappeto elastico. Ecco un video di slackline dimostrativo.

3. Longboard: questo in foto è esattamente il mio. In tutta Europa è usato tantissimo per spostarsi o semplicemente per divertirsi. Ecco un post sul longboard che feci quando ero in Spagna. Qui in Italia erroneamente non è ancora visto di buon occhio, viene associato più ad un gioco per bambini, ma in realtà le sue caratteristiche (è lungo più o meno 1 metro), diverse dal classico skateboard dalle ruote piccole e dure, sono perfette per essere usato come mezzo di locomozione. Secondo me la marca migliore è Original, il video che più mi piace è questo. A Bari ho visto che sono venduti da Never Stop. Invece in tutta Italia sul sito Dirt Corner.

4. Cruiser: è il figlio minore del longboard, ma non per questo è meno importante. La tavola è molto piccola, ma le ruote grandi e velocissime ti fanno viaggiare dove vuoi con grandissima leggerezza. Ha un ingombro ridottissimo (50 centimetri più o meno) e ti permette di andare in metro o sul pullman senza correre il rischio di urtare qualcuno. Lo potete trovare ugualmente su Dirt Corner.

5. Crumpled city: è un’ottima trovata del designer Emanuele Pizzolorusso. Si tratta di una mappa stampata su una tela accortocciabile, morbida e impermiabile. Potete quindi immaginare i vantaggi che se ne traggono. Esistono stampe di diverse città del mondo e le potete trovare qui sul sito Palomarweb che la commercializza.

6. Chalkboard: è una particolare pittura che spennellata sulla propria parete la trasforma in una lavagna a tutti gli effetti! Compare anche nel film 500 Giorni Insieme. Non ho avuto modo di provarla, ma il risultato deve essere strepitoso! La potrete sicuramente trovare in qualche negozio di bricolage.

7. GoPro Hero3: è una telecamera dalle dimensioni ridottissime (4x6x3 centimetri) e la si può agganciare dove si vuole. Per questo motivo è spesso usata anche da chi pratica sport estremi. Ha una qualità video eccezionale, la ripresa è fisheye, è indistruttibile, è impermiabile e ci si può veramente divertire a fare riprese straordinarie! Ecco il sito GoPro Italia.

8. Giradischi: nelle case di chi è appassionato di musica non può mancare. Ne esistono una infinità, ma se volete abbattere i costi il mio consiglio è di comprarne uno usato. Vi assicurate che giri a tempo, quindi gli cambiate la puntina con una nuova ed è pronto per far viaggiare con la fedeltà del suono analogico ormai dimenticato.

9. Let It Bleed, Rolling Stones: il mio vinile preferito. Una pietra miliare della musica che non può mancare in nessuna collezione che si rispetti. Se non si dispone di un giradischi ovviamente lo trovate anche come CD, ma il piacere tattile, visivo, uditivo di un vinile secondo me è insuperabile!

Ps: Ricordatevi di votarci anche oggi! Potete cliccare qui e poi sul cuoricino in due secondi!! Grazieeeee!!

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