Venice day I

Se anche la Biennale fosse stata un flop, non sarebbe stato un viaggio sprecato. Quale cornice più bella e quali atmosfere più sospese se non quelle che ti offre la splendida Venezia? Non ci si stanca mai di vedere i suoi mille scorci tra un ponticello e l’atro, tra un raggio si sole ed un po’ di nebbia. Si, perchè così è iniziato il nostro viaggio: “Avvisiamo i signori passeggeri che non sarà possibile effettuare l’atterraggio nell’aeroporto di Treviso causa nebbia”…è andata a finire che siamo atterrati al Marco Polo di Venezia. Potevamo chiedere un inizio migliore??

Alla mio sesto viaggio veneziano non mi era ancora capitato di vedere la città immersa in una coltre così fitta! Tanto che San Giorgio Maggiore e la Giudecca sembrassero soltanto delle sagome grigie in lontananza.

Cariche di forza e curiosità ci siamo lanciate a capofitto nella visita della Biennale (zona arsenale)  godendoci lo spettacolo fino al tramonto! Inutile dire che la sera eravamo a pezzi, anzi a tocchetti!! Mi spiace solo essermi persa l’acqua alta a Venezia, perchè, come dice qualcuno, è un po’ come andare in Giappone e non trovarsi nel bel mezzo di un terremoto oppure come andare in Sicilia e non vedere l’Etna eruttare!!! 😉

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Biennale di Venezia. Sensazioni dall’arsenale.

(…) “E’ allettante immaginare che la buona architettura sia in conseguenza della libertà, sia intellettuale che pratica,  ma la comprensione dei limiti, il coordinamento dei vincoli e la mediazione delle resistenze sono fondamentali per una sana cultura dell’architettura. E’ solo attraverso il dialogo e la volontà di capire le diverse questioni e le responsabilità che entrano in gioco nel processo del fare architettura, che queste forze possono essere incanalate verso un risultato significativo. Se si accetta questo, allora dobbiamo anche accettare il fatto che la buona architettura non dipende solo dal genio e neppure che si possa ottenere solo attraverso il conflitto e a dispetto delle circostanze. Il talento e la creatività individuale dipendono e contribuiscono a una cultura ricca e complessa, fatta di affinità condivise, riferimenti e situazioni difficili che danno validità e significato non solo all’architettura ma al posto che essa occupa nella società. (…) “Common Ground”  ci offre il pretesto per considerare gli sforzi degli architetti non come gesti isolati e alla moda , ma come parte di una ricerca intellettuale, sociale e fisica ricca e continua che trova senso solo in termini di problematiche condivise, ma anche nel desiderio di dare un contributo significativo al nostro mondo fisico.”

David Chipperfield

direttore artistico della 13° Mostra Internazionale di Architettura

Meno esuberante delle edizioni precedenti. Forse più tecnica. Un ingresso semplice e poco stupefacente che riesce a sorprenderti solo arrivata all’installazione Gateway di Norman Foster, Carlos Carcas e Charles Sandison. Anche se gli spunti come quelli di Bernard Tschumi architects non mancano sin dall’inizio: “Common ground or commonplace?” “Architecture is not only what it looks like but also what it does” “Architecture is not so much the knowledge of form but a form of knowledge”…

Molto interessante l’ingresso alla quinta stanza con Museum of copying di FAT e l’installazione di Cino Zucchi  Copycat Empathy and Envy as form-makers in cui il tema ripetizione-variazione è protagonista e dimostra quanto le famiglie di oggetti, e quindi anche di architetture, pur nella loro somiglianza, affermano l’importanza della varietà.

Affascinante Architecture and Affects Farshid Moussavi: una stanza buia sulle cui pareti vengono proiettate immagini di edifici o parti di essi, che diventano delle splendide texture giganti!

La Hadid invece non si smentisce mai, e dimenticandosi totalmente del “Common Ground”, si esibisce con una sua autocelebrativa installazione portando avanti solo ed esclusivamente la sua ricerca personale. A seguire l’esatto opposto: la Wall house dell’indiana Anupama Kundoo, dove abbondano materiali poveri, come vasi di coccio, usati nella costruzione di una casa in scala 1:1 molto semplice, ma ingegnosa ed ecosostenibile.

Gli spazi che ospitano le nazioni che non hanno dei veri e propri padiglioni all’interno dei giardini occupano quasi tutta la seconda ala dell’arsenale con le loro ricerche, le video-installazioni, plastici e progetti, che si concludono con la divertente installazione dell’Irlanda dove Heneghan Peng Architects hanno creato delle grandi panchine mobili altalenanti, proprio come quelle dei bambini nei parco-giochi.Poco coinvolgete e con un ingresso dal tema già trito e ritrito per il padiglione Italia curato da Luca Zevi. Purtroppo non sono riuscita ad andare oltre, perdendomi la parte curata da Michelangelo Pistoletto e quella di Alvaro Siza Vieira causa chiusura Arsenale.

Avete ancora tempo fino al 25 Novembre per visitare la mostra! Qui potete trovare tutte le info sulla Biennale. Non sempre troverete cose intriganti o che rispecchiano il vostro punto di vista, ma sicuramente gli spunti che può offrire questo evento sono davvero tanti, ed ovviamente non  mancherà di darvi una panoramica sull’attuale stato dell’architettura nel mondo!
Prossimo post sui giardini, stay tuned!!! 😉 Continua a leggere

Otokop camera


Eccomi qui di ritorno dalla Biennale di Venezia con un nuovo post su una delle macchine fotografiche di mio padre che più mi fa sognare. Questa volta purtroppo non so dirvi molto. So solo che si tratta di una macchina fotografica russa a soffietto risalente alla fine degli anni ’20 circa. Sul suo manico campeggia la scritta Otokop che, a quanto ho capito, è il modello, e su uno dei lati c’è un simbolo con una scritta russa che non so in che modo si legga…voi sapete aiutarmi?

Indosso: vestito Terranova / ballerine H&M / collana Accessorize                                      Foto scattate con la nuova Canon  EOS 550D da Francesca

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Mary Katrantzou

Questa collezione non poteva che uscire dalla mente di un Architetto! Ed infatti Mary Katrantzou si è laureata in Architettura negli USA presso la Rhode Island School of Design prima di studiare Textile design. Chi l’avrebbe detto che la piccola Mary (classe ’83) di origini greche avrebbe sfondato nel mondo della moda??  Questa volta l’architettura non ha vestito i luoghi, ma i corpi. Attraverso le stampe di eleganti interni gli abiti hanno la capacità di diventare tridimensionali: applicazioni, parti strutturate, gioielli lampadario fanno si che l’abito non sia un quadro da guardare ma una invitante prospettiva da abitare!  Sono rimasta affascinata dalla storia di Mary (sarò perchè anch’io studio architettura 😉 ) e dalle sue creazioni, che ho scoperto solo recentemente (shame on me!) grazie a Casamica, che l’ha “sbattuta” in copertina, e al blog Electromode, perciò , dal momento che questa è la collezione SS 2011, potete dare un’occhiata all’ultima collezione SS 2013 proprio su Electromode.

PS. Quei gonnellini-lampadario non ricordano anche a voi alcune gonne e abiti Vivietta della collezione SS 2010?

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Una giornata a Matera…tra santi e folli

Due domeniche fa ero a Matera. Con la mia famiglia abbiamo trascorso una giornata all’insegna della santità e della follia…

Alle 11 una guida è venuta a prenderci sulla Matera-Ferrandina, per portarci a 12 km dalla città, nella gravina di Picciano, e più precisamente nelle terre di proprietà della famiglia Dragone. E’ proprio lì che Continua a leggere

Old camera


Microma II è il suo nome. E’ una macchina fotografica versione mignon che risale al 1957. Sostituiva la Microma I ed era prodotta dalla Meopta, nata nel secondo dopoguerra in Cecoslovacchia. E’ arrivata tra le mie mani grazie ad una collezione che aveva iniziato a fare il mio papà, comprando vecchie macchinette nei mercatini delle città che visitava durante i suoi viaggi. Ho deciso perciò di fare una serie di post dedicati a queste fotocamere, iniziando proprio da lei, in questa soleggiata domenica di Ottobre. Quale location più adatta del mio mare in autunno?
Indosso: top H&M / cardigan Zara / pantaloni Max&Co / scarpe Bata / cinta H&M
Foto scattate con la nuova Canon  EOS 550 d da Francesca
Microma II is its name. It’s a little camera from 1957. Continua a leggere